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Immaginiamo di essere in possesso di una vecchia e preziosa macchina fotografica ereditata da un parente scomparso, e che questo cimelio rientri ancora nella massa della comunione ereditaria. Nel caso in cui decidessimo di restaurarla potremmo chiedere agli altri coeredi un rimborso per le spese sostenute? Detto in altri termini, un coerede che apporti migliorie al bene comune ereditario prima dello scioglimento della comunione ha diritto ad essere rimborsato? La giurisprudenza si è recentemente occupata della questione, statuendo in senso positivo. La pronuncia trae origine da un giudizio di divisione ereditaria dove sono sorti vari contrasti tra i coeredi. Nello specifico, due fratelli hanno agito in giudizio richiedendo lo scioglimento della comunione ereditaria e, contestualmente, la condanna al pagamento dei frutti civili nei confronti di un terzo fratello, che nel mentre aveva posseduto (e goduto) di un immobile appartenente alla massa ereditaria. I primi due fratelli, in sostanza, hanno chiesto di essere risarciti per il mancato godimento del bene per il tempo della comunione. Nel corso del contenzioso, il terzo fratello ha eccepito di avere apportato delle migliorie all’immobile. In particolare, ha sostenuto di avere ristrutturato a sue spese l’edificio in questione, e che quindi, in realtà, sarebbe stato lui ad avere diritto a un rimborso. La vicenda è giunta all’attenzione della suprema Corte che, con sentenza n. 3050/2020, ha dato parere favorevole al terzo fratello.
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