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In un caso recente, la Cassazione ha giudicato un uomo che, nonostante la morte della madre, aveva continuato a prelevarne la pensione. Quale reato poteva ascriversi all’uomo? Due sono le fattispecie ipotizzabili: • indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, con cui si punisce colui che accede a somme fornite dallo Stato omettendo di comunicare informazioni obbligatorie. • appropriazione indebita, ove ad essere vietato è l’appropriarsi di denaro o altro bene di cui si abbia già il possesso. A quale l’uomo è stato condannato? Il secondo. Perché? Gli ermellini hanno verificato in modo approfondito il comportamento dell’uomo, scoprendo anzitutto che egli aveva comunicato la dipartita della madre al Comune ma non all’INPS. Dall’analisi della normativa di riferimento, la Cassazione ha notato che, in effetti, nulla poteva essere recriminato all’uomo sussistendo l’obbligo esplicito di comunicazione del decesso solo nei riguardi dell’anagrafe comunale e non, anche, nei confronti dell’INPS. Pertanto, l’erogazione del trattamento nonostante la morte della madre, era dipesa dall’omessa comunicazione dell’anagrafe comunale all’INPS. Dunque, il sospettato ha rispettato la legge? Di certo non può essere condannato per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Non ha presentato falsi ed ha compiuto le comunicazioni obbligatorie. L’erronea erogazione è dipesa dall’anagrafe e non dal suo silenzio dell’uomo. Tuttavia… L’uomo è stato condannato per appropriazione indebita, perché si è ben guardato di rifiutare la pensione della defunta madre, pur sapendo che tale somma non gli spettava.
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