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Spese legali. L'avvocato ha sempre diritto all'onorario?

Immaginiamo una complessa trattativa contrattuale, protrattasi per lungo tempo e con un importante investimento in termini di tempo ed energie da parte del legale incaricato di assistere le parti nella stesura dellaccordo.

Se purtroppo il contratto non viene infine concluso, per qualsiasi motivo, che ne è del lavoro del legale?

Come molto spesso accade nel mondo del diritto, la risposta alla domanda corrisponde a ciò che appare corretto e ragionevole: se un impegno cè stato, è giusto che questo sia ricompensato adeguatamente.

Di questo avviso è la Corte di Cassazione.

Con la recentissima ordinanza del 6 ottobre (numero 27097), la Suprema Corte ha infatti dato ragione a un avvocato che, dopo aver assistito le parti nella stesura di una bozza di accordo (poi non andato a buon fine) ha attivato il procedimento per decreto ingiuntivo al fine di riscuotere il proprio compenso professionale, poiché le parti si rifiutavano di pagarlo.

Nel proprio provvedimento, la Corte ha ricordato che il Regolamento recante la determinazione degli onorari spettanti agli avvocati (il D.M. 127/2004) prevede espressamente un compenso sia in caso di effettiva redazione di contratti (e quindi quando si giunge alla conclusione dellaffare) ma anche per la mera assistenza alla relativa stipulazione e redazione, indipendentemente dal buon esito delle trattative.

Proprio perché prevista dal Regolamento, conclude la Cassazione, questa regola vale anche se non espressamente prevista e pattuita dalle parti.

Insomma, date a Cesare quel che è di Cesare.


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