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Allarme revenge porn! Interviene il Garante Privacy

Prosegue la battaglia delle istituzioni per fronteggiare il fenomeno del revenge porn, ossia la diffusione di immagini e/o video a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati e senza il consenso dell’interessato.

Dopo l’importante intervento attuato dalla riforma “Codice Rosso”, che ha enucleato tale condotta in una specifica fattispecie di reato, l’art. 612-ter c.p., il legislatore si è mosso anche sul piano della disciplina di tutela al trattamento dei dati personali.

Nel 2021, infatti, anche all’interno del Codice Privacy è stata introdotta una norma dedicata al revenge porn: l’art. 144-bis. Essa consente a chiunque abbia un fondato motivo di ritenersi vittima di tale fenomeno la possibilità di segnalarlo al Garante Privacy, il quale è tenuto ad assumere una decisione entro 48 dal ricevimento della segnalazione. I minori possono effettuare la comunicazione personalmente, se ultraquattordicenni, oppure per mezzo di un genitore o un tutore. Il Garante, inoltre, qualora acquisisca la notizia di consumazione del reato di cui all’art. 612-ter c.p. nelle ipotesi di procedibilità d’ufficio, è tenuto ad informarne il Pubblico Ministero.

Successivamente, nel gennaio 2022, è stato introdotto l’art. 33-bis del Regolamento del Garante 1/2019, il quale dispone che le segnalazioni di cui all’art. 144-bis del Codice Privacy debbano essere effettuate mediante utilizzo di apposito modello on-line pubblicato sul sito istituzionale. Tale norma, poi, prosegue statuendo che il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente, verificata la compatibilità della richiesta alla previsione dell’art. 144-bis del Codice, entro 48 ore dal ricevimento della segnalazione […] predispone il provvedimento volto ad impedire l’eventuale diffusione del materiale oggetto di segnalazione. Il provvedimento è adottato in via d’urgenza dal dirigente della medesima unità organizzativa e sottoposto a ratifica nella prima adunanza utile del Garante.

L’applicazione di tali disposizioni non si è fatta attendere: il 26 maggio scorso il Garante Privacy ha ratificato ben 5 provvedimenti emessi dal Dipartimento libertà di manifestazione del pensiero e cyberbullismo scaturenti proprio da segnalazioni di vittime di revenge porn. Le piattaforme interessate sono state Facebook, Instagram e YouTube, alle quali il predetto Dipartimento ha ingiunto l’immediata adozione di misure volte ad impedire la diffusione su tali piattaforme del materiale segnalato e di conservarlo, ai soli fini probatori, per un periodo di 12 mesi decorrenti dal ricevimento del provvedimento.





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