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Pillola del giorno dopo alle minorenni: ok del Consiglio di Stato

Con la storica Determina n. 998 dell’8 ottobre 2020, l’AIFA ha abolito anche per le minorenni l’obbligo di ricetta per la contraccezione di emergenza fino a cinque giorni dopo il rapporto a rischio (la c.d. pillola del giorno dopo).
Sebbene si sia trattata indubbiamente di una svolta per la tutela della salute fisica e psicologica delle adolescenti, la scelta ha provocato l’indignazione di alcune associazioni pro-vita.
Come prevedibile, il provvedimento è stato da queste impugnato presso gli organi competenti (TAR Lazio e Consiglio di Stato, in appello), censurando principalmente:
•   la violazione del fondamentale diritto al consenso informato tra medico e paziente per la somministrazione di un trattamento sanitario;
•    l’incompletezza e l’erroneità delle informazioni contenute nel foglio illustrativo;
•    la violazione della responsabilità genitoriale, che invece richiederebbe l’autorizzazione dei genitori per l’acquisto del farmaco.
Inoltre, secondo la tesi delle ricorrenti, la pillola avrebbe determinato effetti paragonabili all’interruzione volontaria della gravidanza, violando ed eludendo la normativa che disciplina tale pratica medica.
 
Dopo aver ricordato che la determina dell’AIFA sia intervenuta dopo ben sei anni da una raccomandazione dell’EMA sul punto, il Consiglio di Stato (Sent. 19 aprile 2022, n. 2928) ha bocciato tutte le censure proposte.
Quanto alla supposta violazione del diritto al consenso informato tra medico e paziente, ha ricordato che in realtà l’assunzione del farmaco costituisca una scelta volontaria e autonoma del minore, e che, pertanto, non possa essere ricondotta al tema del consenso informato, il quale – al contrario - richiede il compimento materiale di un trattamento sanitario da parte del medico.
In secondo luogo, ha confermato che la determina sia basata su approfonditi studi scientifici, i quali, peraltro, hanno dimostrato come non si possa paragonare l’assunzione del farmaco ad una interruzione volontaria di gravidanza. La pillola, infatti, è un farmaco antiovulatorio, e quindi agisce prima dell’impianto dell’embrione.
Infine, ha superato le censure in punto di violazione della responsabilità genitoriale, sostenendo che imporre alle minorenni di ricevere “consenso dei genitori o dei tutori” andrebbe a limitarne il diritto “alla vita, alla salute, alla dignità e all’auto-determinazione della persona”.

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