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Tutti abbiamo giornate no.
Questo deve avere pensato la Cassazione (sentenza 2 maggio 2022 n. 13774) esaminando un caso in cui un lavoratore in un centro commerciale si era visto licenziare per giusta causa dopo che, in una giornata di forte afflusso della clientela, si era rivolto in modo scortese nei confronti di un acquirente.
Non convinto della legittimità della sanzione disciplinare, il lavoratore ha convenuto in giudizio il datore di lavoro al fine di vedere annullato il licenziamento e vedersi reintegrato nel proprio posto di lavoro.
Il motivo? La precisazione, “per giusta causa”, posta a fondamento del licenziamento.
Ha osservato infatti il lavoratore che il proprio comportamento, seppur certamente sbagliato, non potesse rientrare nel concetto di giusta causa, che infatti ricorre ove l’inadempienza sia tale da compromettere in modo irrimediabile il rapporto di fiducia instauratosi con il datore di lavoro.
Pertanto, secondo la propria prospettazione, la violazione dell’obbligo di cortesia nei confronti del pubblico avrebbe dovuto essere punita con una sanzione di tipo conservativo, vista anche l’unicità dell’episodio.
Come anticipato, le censure hanno colto nel segno e convinto la Cassazione.
Poiché si è trattato di un episodio isolato e unico, gli Ermellini hanno affermato che questo non possa ritenersi sufficiente a incrinare il rapporto fiduciario intercorrente tra datore di lavoro e dipendente.
Il risultato? La Corte ha annullato il licenziamento e disposto il reintegro del lavoratore, peraltro condannando il datore di lavoro a corrispondergli una indennità risarcitoria.
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