IT

EN

FR

LE FOTO DI GOOGLE MAPS COME PROVA IN UN PROCESSO?

A tutti è capitato di utilizzare Google Maps, per necessità o per svago.

Si tratta, come noto, di quel servizio che consente di vedere quasi ogni luogo del mondo standosene comodamente seduti davanti al pc. Il miracolo è possibile grazie a fotografie realizzate dal colosso americano mediante l’utilizzo di una speciale macchina dotata di numerose fotocamere. 

La domanda che ci poniamo oggi è la seguente: le foto realizzate con questo utile strumento possono essere utilizzate come prova in un processo?  

Detto in termini tecnici, costituisce prova documentale?

I casi possibili sono numerosissimi: pensiamo, semplicemente, ad una foto che certifica la presenza di un abuso edilizio in una data precisa. 

Come spesso accade con l’uso delle nuove tecnologie, la domanda non ha tardato a giungere all’esame della Cassazione.  

Già nel 2020, la Suprema Corte ha affermato che le fotografie realizzate dal Google hanno pieno valore probatorio, cosicché un’eventuale loro contestazione (comprensiva del relativo onere probatorio) debba essere compiuta dall’imputato. 

L’argomentazione è poi stata ripresa e meglio argomentata con la recente sentenza 39087/2022. 

Anche in questo caso, era sorta l’esigenza di verificare la presenza di un abuso edilizio in una determinata data (la questione rileva infatti in termini di prescrizione del reato).  

Pronunciandosi a riguardo, la Corte ha affermato che i fotogrammi realizzati dal servizio Google Maps costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili in un processo penale, in quanto rappresentano, come sancisce l’art. 234 del Codice di procedura penale, “fatti, persone o cose mediante la fotografia”. 



Ti possiamo aiutare?

Contattaci, senza impegno, per un primo colloquio

0341.365321

info@rattistudiolegale.com

Oppure compila il modulo per essere ricontattato

Campo non valido
Campo obbligatorio.
Inserire una e-mail valida.
Campo obbligatorio.
Campo non valido
Campo obbligatorio.
Campo obbligatorio.
Invia